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I RAPPORTI ECONOMICI E COMMERCIALI TRA ITALIA E SERBIA (update Febbraio 2012)


Introduzione e quadro serbo

 

L'avvio del 2012 conferma la lenta uscita dalla crisi per l’economia serba, che pur non avendo ancora ritrovato livelli di crescita robusti del pre-2008 resiste sinora in modo soddisfacente all'impatto della grande volatilita' nell'area euro.  Il PIL nel 2011 e' cresciuto al 2%.

Nell'ultimo anno e mezzo il Dinaro ha oscillato in una banda di circa il 10% del valore contro l'Euro.  La Banca Nazionale di Serbia ha obiettivi inflazionistici, ma non ha mancato di intervenire per stabilizzare la valuta, per garantire la prevedibilita' delle condizioni economico-finanziare.

Rimane oggetto di attenzione l'andamento dei prezzi al consumo. Il livello di inflazione a fine 2011 e' rientrato in cifra singola, con livelli attorno al 7%.

Nel 2011 la Serbia ha toccato un rapporto deficit/PIL pari al 4.6% del PIL, in linea con gli obiettivi concordati con l'FMI. Il debito pubblico di 14.7 miliardi di Euro corrisponde al 44% circa del PIL.

Il livello di indebitamento pubblico e' vicino a livelli d'attenzione per un'economia di questo tipo. L'economia serba deve conseguire un'accelerazione del proprio processo di modernizzazione ed internazionalizzazione dell'economia, aumentando in particolare le esportazioni, per ambire a tassi di crescita piu' sostenuti.

Le riforme strutturali, volte a consolidare la stabilità del Dinaro, contenere la spesa pubblica e ad attrarre investimenti esteri, il perdurante sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali, e l'esigenza di continuare ad attrarre capitali stranieri rimangono i fattori fondamentali per affrontare il futuro. Gli investimenti produttivi programmati in due aree del Paese, la Vojvodina e l'area di Kragujevac, indicano significative direzioni per lo sviluppo dell’economia serba.

Kragujevac è teatro dell’accordo firmato nel dicembre 2009 tra il gruppo FIAT da una parte, e la ZASTAVA e lo Stato serbo dall’altra, con rispettivamente il 67% e il 33% delle azioni, per la costituzione di una joint-venture (Fiat Auto Serbia) che sta avviando la produzione di un nuovo modello di autovettura SUV compatta. Si tratta di un investimento di complessivi oltre 950 milioni di euro che ha le importanti esigenze di fornitura ed infrastrutturali proprie dell’industria automobilistica. Dal Dicembre 2011 sono iniziate le test productions ed i collaudi del nuovo modello di vettura, che verra' ufficialmente presentato al pubblico in occasione del Salone dell'Auto di Ginevra a marzo 2012.

La regione della Vojvodina, che vanta un favorevole quadro per lo sviluppo di nuovi business,  è interessata da numerosi investimenti stranieri e di privatizzazione di piccole e medie imprese, in particolar modo nel settore  calzaturiero e tessile, ed anche in quello agricolo e dell'energia, al quale le aziende italiane guardano con molta attenzione.


 

La presenza economica italiana in Serbia

 

L’Italia, in qualità di secondo – se si esclude l’importazione di energia dalla Russia – partner commerciale della Serbia, e di prima destinazione delle esportazioni serbe nel mondo, svolge un ruolo primario in questo quadro. Sono circa 500 le aziende italiane presenti in Serbia, per un giro d’affari di circa 2,5 miliardi di euro.  L'interscambio  italo-serbo nel 2011 e’ cresciuto di oltre il 17% su base annua, dimostrando la dinamicita' dei rapporti commerciali anche in un momento complesso come quello attuale. L'interscambio ha toccato nel 2011 i 2.2 Miliardi di Euro.

Le opportunità sono in crescita, grazie anche a condizioni fiscali ed incentivi economici particolarmente favorevoli per chi investe nel Paese. I settori in cui l’attuale presenza italiana è più significativa sono quello finanziario, grazie ai gruppi Banca Intesa-San Paolo (prima banca nel Paese) e Unicredit, quello assicurativo, grazie a Delta Generali e SAI-Fondiaria, e quello manifatturiero. In questo contesto dinamico si inserisce l’operazione FIAT formalizzata a fine dicembre 2009, che riqualifica il polo industriale a Kragujevac con un obiettivo di produzione di 200.000 veicoli all’anno. La nuova vettura verra' presentata in occasione del Salone di Ginevra del Marzo 2011.

Guardando alle altre aree, le più rilevanti prospettive di investimenti futuri sono nel settore dell’energia, grazie alle importanti potenzialità in particolare nel campo delle rinnovabili, e nel settore delle infrastrutture stradali e ferroviarie, anche grazie ai finanziamenti disposti da Banca Mondiale,  BEI,  BERS e Commissione Europea (ed all’aggiudicazione del Master Plan dei trasporti ferroviari da parte di ItalFer). In quest’ambito vanno segnalati l’avanzamento del progetto di Autostrada Bar-Belgrado, i cui lavori sono iniziati dal versamento montenegrino, ed i progetti di sviluppo della corrispondente tratta ferroviaria. Da evidenziare le opportunità nel settore agroalimentare, specialmente in Vojvodina: le esigenze di modernizzazione tecnologica combinate alle ottime possibilita' produttive del territorio determinano importanti opportunita' per gli investitori.

In Serbia si sta poi consolidando un polo tessile. A far seguito alla presenza di aziende quali Pompea, Golden Lady, Calzedonia e Fulgar , e' arrivato nel 2011 l'investimento del Gruppo Benetton, per un'importante produzione (6 milioni di capi annui) situata nella localita' di Nis.

Altro settore di stretta attualità è quello dei trasporti aerei, per i quali si sono aperte importanti opportunità in regione della liberalizzazione dei visti turistici per i cittadini serbi che viaggiano in Europa  da inizio 2010.


Tra i fattori che concorrono ad attirare l’interesse degli investitori italiani figura certamente la centralità della Serbia nella rete di collegamenti infrastrutturali della Regione. Il Paese, grazie anche alla fitta rete di accordi commerciali con i partners dell’ex-Jugoslavia, con la Russia e la Turchia, costituisce infatti una porta di accesso privilegiata a questi mercati.


E’  in vigore da Febbraio 2010 l’Accordo ad interim di Libero Scambio con la UE, la cui applicazione istituisce progressivamente un mercato unico tra la Serbia e l’Unione. Nel frattempo la Serbia gode di accordi di libero scambio con mercati emergenti quali Russia, Turchia, Ucraina ed altri Paesi dell'Asia Centrale. L'accesso a questi mercati e' tra le ragioni qualificanti per chi decida di produrre in Serbia.

Per un approfondimento vedi il Rapporto Congiunto Ambasciata-ICE  



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